Frankie Vegan

Tatuatore ad Olbia

Scrivere la biografia di Frankie Vegan?

Impossibile, sarebbe come chiedergli di riprodurre tutte le volte lo stesso tatuaggio. La sua professione di tatuatore porta i segni percorsi nei viaggi mentali che precedono le linee scure dell’inchiostro sulla pelle. Di se stesso dice “Non stimolo la banalità”, una frase che nasce dal profondo rispetto per il cliente, che molto spesso entra convinto di un’idea per poi cambiarla dopo un confronto tra il concetto di base e il senso del nuovo che lo schizzo di Frankie Vegan dimostra senza troppe parole. Rispetto, etica, di chi il primo tatuaggio l’ha provato su se stesso, sulla caviglia, perché “sulla pelle degli altri non si sbaglia” e non si sperimenta, ma anche apertura, confronto e scambio con gli altri tatuatori, senza grandi nomi ad ogni costo, ma con la soggettività di chi ha ancora qualcosa da dire. Frankie Vegan ha tracciato la strada della sua curva di apprendimento a mani tese sugli attrezzi del mestiere, con una esperienza ormai decennale, passando dall’apprendistato al lavoro in vari studi, dove “si ruba con gli occhi, si parla sulla pelle” per poi andare oltre, per ritrovarsi con più stile e meno ricalco, ma sul solco della secolare tradizione del tatuaggio europeo. Tradizione riscritta in un contesto metropolitano, che con i tratti puliti dei suoi tatuaggi, Frankie Vegan conduce alla comunicazione della coscienza nell’incoscienza, dove ad avere la meglio è l’etica del tatuaggio, in cui nulla si fa per essere come gli altri, ma per distinguersi dagli altri.

Sempre alla ricerca della qualità attraverso la costante diversificazione, attento alle innovazioni purché siano funzionali al messaggio del cliente, non utilizza lo standard del catalogo da sfogliare, pratica abitudinaria che non porta la creatività di cliente e tatuatore a spingersi oltre i limiti, meccanismo introspettivo che si sblocca una volta trovata la chiave della ricerca del genere.
Per Frankie Vegan non esiste il tatuaggio perfetto, miraggio secondario, perché la condizione ideale a cui aspirare è quella legata alla sensazione del cliente che dopo mezza vita guarda ancora lo stesso tatuaggio di dieci o vent’anni prima come fosse il primo giorno, con la stessa soddisfazione. Come nasce il prodotto migliore? “Senza prevaricazione nei confronti del pensiero del cliente, senza interferire con il suo messaggio, dando forma alla proiezione raggiunta”.
Nel suo studio Frankie Vegan applica tra le varie, la tecnica della copertura dei tatuaggi, in particolare quando il cliente lo sente di troppo sulla propria pelle per motivi personali o semplicemente estetici, con la convinzione che un disegno che non appartiene può determinare la paura di tatuarsi di nuovo.
Entrare nello studio di Frankie Vegan è un’esperienza tra “subconscio irrazionale e razionalizzabile”, dove ogni cliente ha la sua storia che lui “traduce in inchiostro sulla pelle”, ma senza caricare, perché a farla da padrone sono la tecnica e la ricerca costante della competenza, unica chiave per Frankie Vegan nel creare la forza espressiva e comunicativa di quello che definisce “un manifesto da portare sulla pelle”.

Frankie Vegan tatuatore ad Olbia